Focus. Pianificazione. Programmazione.

Nba finals ’97. Gara 5. E’ considerata una delle più grandi partite della storia nba e più spettacolare a livello sportivo. Manco a dirlo, sua maestà Michael Jordan recita il ruolo da protagonista. Ciò che risulta essere fortemente attuale ancora oggi è l’atteggiamento di MJ durante quella partita. Un atteggiamento che esemplifica come il raggiungimento di un obbiettivo non sia possibile senza una pianificazione, uno studio, una visualizzazione. Infatti, durante tutto il riscaldamento al Salt Lake City, mentre Utah e Chicago corrono sul parquet, il numero 23 passa tutto il tempo seduto, evidentemente debilitato. Rivelerà poi che sfruttò quella condizione per visualizzare ciò che avrebbe fato in partita nei seguenti minuti, ripassando minuziosamente ogni movimento, possibili decisioni, soluzioni. Il resto è storia.

Per questi motivi i leader di un’azienda devono comportarsi come MJ. L’imprenditore non deve riscaldarsi con i suoi dipendenti, lavorare con loro ma guidarli e ispirarli. Se però non si ha a mente un focus, un obbiettivo ben chiaro tanto da visualizzarlo, ogni sforzo risulterà completamente vano disinnamorando il leader dal realizzare lo stesso scopo che precedentemente si era prefissato di raggiungere. E allora, domande tipiche del tipo “come faccio a pagare le tasse?”; “ I soldi per l’iva ora non li ho, quanto mi costa se pago alla prossima scadenza?” “Anche la cassa mutua questo mese?”, saranno all’ordine del giorno.

L’unico modo, quindi, per non doversi mai porre queste domande e  gestire efficacemente un’impresa è pianificarne l’operato è visualizzare i propri obbiettivi, adattandoli al proprio contesto aziendale (gestione familiare e non, tipologia di prodotto/servizio offerto, ubicazione territoriale…). Come fare? Beh, solitamente prima di accendere il motore di una macchina per la prima volta, si studia il veicolo. Lo stesso vale per un’impresa, piccola o grande che sia, in modo che poi sarà lei stessa a guidarci dove dobbiamo arrivare e spesso, ci sorprenderà oltrepassando quel traguardo prefissato.

Nella realtà, quando parliamo con i nostri clienti, dovremmo agire in due step. Il primo riguarda l’analisi strutturale ed economica dell’attività secondo i seguenti dati: margine di guadagno sul singolo servizio/bene offerto , costi fissi che incidono nel ciclo produttivo (utenze, tasse di concessione per l’utilizzo dell’area lavorativa),analisi di mercato. E’ buona prassi che queste considerazioni siano già state operate dal titolare dell’azienda, ma a volte non avviene.

Durante il secondo step, invece, si riesce a capire quali sono i punti nevralgici della gestione aziendale, scoprendo perché l’azienda anche se lavora e fattura con margini di incremento ogni anno, è sempre a corto di liquidità e rimane indietro con l’Iva e le tasse accumulando interessi e sanzioni.

Come fare? Analizzando il carico fiscale e del costo del lavoro sostenuto dall’impresa, rapportandolo su una base temporale che permetta di capire qual è l’effettivo ritorno della gestione economica dell’azienda al netto di tutti gli oneri e non solo di quelli per l’acquisto delle materie prime per iniziare il ciclo produttivo.  Tale approccio permetterebbe un’ ulteriore indicazione operativa, che, ahimè, nella cultura italiana è spesso poco considerata: capire quanto costa il singolo dipendente all’impresa e quale debba essere quindi la sua produttività per ricoprire il suo stesso costo. Molte aziende per la paura di rispettare i tempi di consegna, di produzione e di richiesta dei clienti, assumono più dipendenti senza un’opportuna analisi del costo e delle stesse competenze del lavoratore dato che la selezione del personale, a parte realtà di più grandi dimensioni, è del tutto inesistente nel nostro Paese e se c’è, è effettuata in termini di agevolazioni fiscali e contributive connesse con l’età anagrafica del candidato. Per non parlare poi della gestione degli amministratori e soprattutto del loro compenso all’interno delle società, quasi mai considerato in termini di contribuzione nei confronti delle Gestioni previdenziali di riferimento.

Non parliamo delll’Iva, poi, che anche se non è un costo per l’azienda, incide pesantemente sul cash flow aziendale. Quante imprese ci sono che a fronte di una buona redditualità si trovano ad avere debiti verso l’Erario per iva non versata e che quindi accumulano anche sanzioni ed interessi? Ecco perché l’imprenditore mensilmente dovrebbe pensare di far fronte anche a questa uscita

Per questi motivi, ognuno, professionista o imprenditore che sia, dovrebbe visualizzare da bordo campo la sua strada e poi iniziare a giocare il match. Non viceversa. Mentre gioco non penso cosa fare. Gioco. Se mai, durante la gara posso cambiare tattica, avere un’intuizione o rendermi anche conto dei miei errori e porvi rimedio, ma l’obbiettivo, il focus rimane lo stesso. A seconda di quelli che saranno gli obbiettivi, le scelte in termini di offerta e di costi sostenuti saranno diversi. Ad esempio, per aprire una catena di negozi o posizionare un ristorante ad un certo livello di servizio e di clientela, si opterà per l’assunzione di un apprendista che durante il triennio o quinquennio di lavoro verrà formato secondo la mia vision e, contemporaneamente, sosterrò un costo del lavoro più basso rispetto a qualsiasi altro rapporto di lavoro equivalente, trovandomi poi un dipendente formato. Se, invece, ho solo bisogno di forza lavoro per un breve periodo e senza obbiettivi di qualità offerta, si può ricorrere ad un tirocinio o un rapporto a temrine. Come vedete, si ritorna sempre al concetto di pianificazione. Il problema della nostra realtà imprenditoriale è che, invece, il commercialista ed il consulente del lavoro vengono chiamati in causa solo a scelte già operate e solo per comunicare in maniera tombale i contributi, le tasse e l’Iva da versare, un po’ come se in realtà fosse lui stesso a beneficiare di tali pagamenti.

Questa realtà poteva essere accettabile una decina di anni fa in quanto abbastanza immutabile. Ora, invece, il mercato cambia repentinamente, abolendo tutte le logiche dei business plan triennali/ quinquennali, i servizi – prodotti offerti l’anno prima potrebbero non essere più competitivi l’anno successivo. Come dicono gli esperti del settore, le competenze che ci portano OGGI ad un risultato, non saranno le stesse che ci porteranno agli obbiettivi di DOMANI.

Quindi pianifichiamo e adattiamoci.

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